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Resurrezionisti

Il Santuario

VERSO LA MENTORELLA
NOTIZIE LEGGENDARIE E STORICHE
RINASCITA DELLA MENTORELLA
I PADRI RESURREZIONISTI
LA MENTORELLA ESCE DA UN ISOLAMENTO DI SECOLI
OPERE D'ARTE
PAPA GIOVANNI PAOLO II ALLA MENTORELLA

VERSO LA MENTORELLA

A circa 55 chilometri da Roma, tra Palestrina e Tivoli, si stendono i monti Prenestini. Nel versante orientale su una rupe che cade quasi a picco sulla valle del Giovenzano, sorge come un castello rinchiuso tra aspre rupi, il Santuario della Mentorella. Il visitatore che viene dalla valle d'Empoli, lo vede apparire per la prima volta appena giunto al Passo della Fortuna. Lo vede lontano, in alto alla sua destra. La costa del monte appare ripida e selvaggia, cosparsa di poveri cespugli da cui sporge qua e là la nuda roccia. Dopo una serie di balze, nella più alta e più sporgente, si vede, come incassato nella rupe, un edificio a cui fanno corona delle piante: olmi, pini e cipressi, che si stagliano nel cielo azzurro e rendono la vista meno triste, anzi piacevole. Il visitatore, che viene dai paesi che popolano la pittoresca regione che si stende dai Prenestini ai Simbruini, già da lontano vede un panorama imponente: è tutta la catena dei Prenestini. Vede dominare su tutto la vetta del monte Guadagnolo, il punto più alto abitato del Lazio: Milleduecentodiciotto metri sul mare. Sulle misere casupole si erge maestosa la gigantesca mole del Monumento al Redentore, eretto alla fine del secolo scorso dall'Immortale Leone XIII. Man mano che si avvicina vede sempre più ingigantirsi la rupe su cui poggia il Santuario. Su, in alto, al vertice del cono, intravvede una parte del Santuario. Il visitatore che viene da Palestrina e Capranica Prenestina o da Poli, non ha il piacere di fare una scalata alpina, ma in compenso giunto a pie del Monte Guadagnolo vede aprirsi ai suoi occhi uno scenario incantevole, ricco di memorie storiche di ogni tempo. Ad ovest, una distesa di edifici: è la capitale d'Italia e del Mondo Cattolico; e, più in fondo, Ostia ed il Mar Tirreno. Più vicino, alla sua destra, si innalzano i Monti Tiburtini con ai piedi Tivoli. Se si volge a sud, il suo sguardo si posa sui colli Albani, ricoperti di un verde mantello, tempestato di punti bianchi dei casolari; quindi sui monti Lepini e nell'ubertosa valle del Sacco. Più in là ancora, vede perdersi tra la foschia, Segni, Anagni, Colleferro, ecc. Ad est, gli si para dinnanzi il gigantesco Scalambra, poi i Simbruini. Ma la sua attenzione è attirata da un abitato più esteso e da edifici imponenti: è Subiaco, il Sacro Speco e Santa Scolastica che riempiono con la loro storia, non soltanto la regione circostante, ma tutto il mondo. Se poi porta con sé un binocolo, allora è un mondo più vasto e vario che si rivela ai suoi occhi: paesi nelle valli, paesi abbarbicati tenacemente sulle ripide pendici dei monti; paesi appollaiati sulle vette più alte ed impervie; strade che si intersecano e congiungono come fili d'argento una trentina di paesi che sembrano far corona intorno al Santuario della Madonna. La notte poi, da quell'altezza si gode uno spettacolo suggestivo: mentre regna su tutto un silenzio solenne, e una oscurità profonda, tutti i paesi si animano di punti luminosi che sembrano tante costellazioni cadute sulla terra. Il pellegrino che si avanza estatico tra queste bellezze e grandezze naturali, ne subisce una benefica influenza: pensieri alti e solenni occupano la sua mente e preparano il suo cuore all'incontro con la Madre di Dio. Chi vi giunge nei giorni feriali, quando non vi sono pellegrinaggi, trova il breve piazzale che si stende davanti alla chiesa, immerso in una pace eremitica. Quando entra, vede un'ampia chiesa a tré navate, con un bell'altare in marmo ed un baldacchino artistico. La pace poi e la penombra diffusa dappertutto, rotta soltanto dalla luce che piove dall'alto della cupola per illuminare la statua della Vergine, invitano al raccoglimento ed a pensieri devoti. Il visitatore si trova solo a solo in un mondo insospettato, in un'atmosfera di pace, alla presenza di Gesù Eucaristico e della Vergine della Mentorella - Madre delle Grazie.

NOTIZIE LEGGENDARIE E STORICHE

Nell'antica tradizione popolare all'origine del nostro santuario compaiono tre grandi figure: il martire S. Eustachio, l'imperatore Costantino e S. Benedetto. Sotto l'imperatore Traiano, un ufficiale pagano, Placido, proprietario di ville e terreni nelle valli che circondano i Prenestini, andava a caccia nei boschi, che fino al secolo scorso ricoprivano i nostri monti. Durante la caccia avvistò un cervo in fuga. I cani e il cacciatore lo inseguirono finché l'animale giunse e salì su alcune rupi dove non vi era possibilità di scampo: L'ufficiale gioì nella certezza di aver già l'animale sotto il tiro delle sue frecce. Si avanza, ricerca un sentiero, sale ed osserva. Ed ecco la preda agognata gli balza davanti sicura e coraggiosa con la testa eretta quasi in atto di sfida. Il cacciatore guarda sorpreso, gli sembra di sognare. Una luce abbagliante ha colpito i suoi occhi; le mani tremanti lasciano cadere l'arco; una forza misteriosa lo fa piegare dolcemente fino a terra: tra le corna del cervo ha visto Gesù in persona. Una luce divina intanto illumina la sua anima e lo invita ad adorare il Dio dei Cristiani. Ritorna a Roma, riceve il Battesimo con tutta la sua famiglia e cambia il suo nome di Placido in Eustachio. Sparsasi la notizia della sua conversione, Eustachio viene denunziato all'autorità come cristiano. La sua costante professione di fede viene punita severamente. Dopo molte peripezie viene preso e gettato con la moglie e i figli alle belve del circo. Le belve lo risparmiano. Allora vengono gettati dentro un toro di bronzo arroventato, dove chiudono gloriosamente la vita. La cappella, eretta sulla sommità della Rupe, vuole ricordare il luogo dell'apparizione di Gesù a S. Eustachio (sec. I).

Invece una leggenda antichissima fa risalire l'origine del nostro Santuario al primo imperatore cristiano. Costantino mosso dalla fama della conversione miracolosa di S. Eustachio visitò questi monti, vi fece costruire un tempio (di cui si possono ammirare due colonne), che venne consacrato da papa S. Silvestro.

Pure una tradizione che non contraddice la storia, si riferisce al Patriarca dei Monaci d'Occidente. S. Benedetto di Norcia lasciata la vita mondana di Roma, volle cercare un rifugio per menare qui la vita eremitica. Passò per questi monti e, scoperta presso la chiesetta una grotta naturale nello scoglio, la trovò conforme ai suoi desideri. Vi si fermò per circa due anni. Quindi si trasferì ai piedi dei monti Simbruini, dove ora sorge lo storico Convento del Sacro Speco.
Le origini del nostro Santuario appaiono così avvolte in una fitta nebbia di leggende e tradizioni, ma è certo che già ai primi secoli del Medio Evo su questi monti dovette sorgere una chiesa dedicata alla Madonna e affidata ai monaci Benedettini. Anche le origini del nome di Mentorella sono ugualmente ignote. La spiegazione più verosimile a Mons. Cascioli sembrò la seguente: Durante l'invasione dei Goti, un conte del re Totila, di nome Wult, andò a far visita a S. Benedetto nel Monastero di Montecassino. Edificato dalla santità del Patriarca, si convertì al cattolicesimo. Quindi si ritirò con i suoi compagni a menar vita eremitica sui nostri monti, cari per il ricordo della permanenza di S. Benedetto. Vi costruì una villa, che da lui fu chiamata Wultvilla. Di qui prese il secondo nome Wulturella, trasformatosi poi in Mentorella. L'illustre Attilio Rossi invece fa derivare Mentorella dal nome originario del monte Vulturella (vultur - avvoltoio: monte degli avvoltoi), o piuttosto "dal vicino Monte Morella".

Le prime notizie che sembrano avere un valore storico, risalgono al secolo sesto. È storicamente certo che i territori dei dintorni in questo secolo erano proprietà della potente famiglia romana degli Anici, a cui appartenevano S. Benedetto e S. Gregorio Magno. La madre di S. Gregorio, S. Silvia e lo stesso S. Gregorio arricchirono i conventi dei Monaci Benedettini di grandi donazioni. In un documento, non da tutti ritenuto autentico, si elencano i territori che S. Gregorio nell'anno 594 donava ai Monaci di Subiaco. In esso si parla anche di un territorio detto Wulturella, in cui vi è la Chiesa di S. Maria. Soltanto nell'anno 984 appare un documento chiaro e indiscutibile, accettato sia da Mons. Cascioli sia dall'illustre Prof. Attilio Rossi, che della Mentorella scrissero ampiamente e con competenza. Una nobildonna romana, certa Rosa, proprietaria di questi monti, dà in dono ai monaci benedettini di S. Andrea e S. Gregorio, nel clivo di Scauro in Roma, il monte detto Wulturella in cui vi è la Chiesa di S. Maria. Da quest'anno è certo che il Santuario passò alle dipendenze dei Benedettini Romani, che lo tennero fino verso la fine del secolo XIV.
Fu il periodo aureo della Abbazia della Mentorella, perché sono di questo tempo i lavori più importanti ed i suoi ornamenti. Ma anche in questo periodo il Santuario andò soggetto a momenti di splendore e di abbandono. Difatti si conserva una lettera del Vescovo di Tivoli, Claro, della prima metà del secolo XIII, in cui egli preoccupato delle condizioni pietose dell'antichissimo Santuario, rivolge ai fedeli della sua Diocesi un caldo ed accorato appello perché con il loro obolo contribuiscano al mantenimento di un luogo venerato per tante memorie religiose. La parola e l'interessamento del Vescovo dovettero riuscire efficaci, perché molti lavori furono eseguiti negli anni seguenti.
La fama della Mentorella non rimase soltanto nei confini della Diocesi Tiburtina, ma si diffuse anche altrove. Sembra infatti che sia stata visitata da S. Francesco e dal suo compagno il Beato Egidio. Nella prima metà del secolo XIII, un'illustre Vergine romana, la Beata Margherita Colonna (1227-1284) nutre una devozione speciale per la Madonna della Mentorella. Volendo imitare la vita eremitica di S. Chiara, pensò di ritirarsi con le sue compagne presso la Chiesa della Mentorella con la speranza di costruirvi un Convento. Lì visse per alcun tempo, ma l'opposizione sempre più forte dei Conti di Poli, forse sospettosi nel vedere una dei Colonna nel loro feudo, la costrinse a lasciare il suo ritiro ed a portarsi a Castel S. Pietro, proprietà della sua famiglia, dove morì nell'anno 1284.

Dovettero seguire anni di rifiorimento e poi l'abbandono da parte dei Benedettini, in una data ignota. Forse nel secolo XIV o ai primi del secolo XV. Difatti vi è una disposizione con cui il Papa Innocenzo VIII, verso la fine del secolo XV, consegna i benefici della Mentorella al Vescovo di Massa, senza fare alcuna menzione dei Benedettini. Quali furono le cause che indussero i monaci ad abbandonare il Santuario? Forse le continue discordie e guerre dei signori del luogo, o saraceni. Con la loro partenza la Mentorella nonostante l'interessamento dei Vescovi di Tivoli e della Chiesa Romana, è condannata ad avviarsi lentamente alla rovina.

Da quel tempo fino all'anno 1857, cioè all'arrivo dei Padri Resurrezionisti la Mentorella fu affidata ad ecclesiastici secolari col titolo di Abbati Commendatari, i quali provvidero al servizio religioso nei giorni festivi incaricando sacerdoti delle vicinanze. Molti, anzi la maggior parte degli Abbati Commendatari appartenevano alla famiglia dei Conti di Poli. L'ultimo Abbate fu Mons. Giuseppe Aggarbati, Vescovo di Sinigallia, morto nel 1880.
La Mentorella nel 1870, incamerata dallo Stato Italiano è stata ricomprata dai Padri Resurrezionisti per L. 8.500.

RINASCITA DELLA MENTORELLA

Il 1661 segna l'inizio di una nuova vita per la Mentorella. In quest'anno, il Gesuita P. Atanasio Kircher, celebre in tutta l'Europa per la sua vasta cultura scientifica, faceva un viaggio di esplorazione in queste regioni con l'intento di raccogliere notizie per comporre un libro sul Lazio. Arrivato sui nostri monti, racconta egli stesso nel suo libro “Storia eustachio-mariana”, si trovò quasi sperduto in mezzo a queste alte rupi e in mezzo al fitto bosco, fece per inoltrarsi e intravide tra le piante un tetto. Si avanzò e si trovò davanti ad una Chiesa dalle mura cadenti, senza porte, abbandonata. Entrò: le pareti erano ricoperte di pitture, l'altare maggiore circondato da un recinto di ferro, la statua della Madonna col bambino in braccio, coperta di polvere e di tele di ragno. Lo squallore di una chiesa, che gli parve antichissima e l'abbandono della veneranda statua della Madonna, lo commossero profondamente. Si informò dal Parroco di Guadagnolo della storia di quel luogo sacro e concepì l'idea audace di restaurare il santuario che nei secoli precedenti era stato di grande aiuto spirituale alle popolazioni vicine. La sua fama di scienziato e la fama di Casa Conti nel feudo di cui sta la Mentorella gli permise di rivolgersi a molti e insigni benefattori: all'imperatore Leopoldo I d'Austria, a vari principi tedeschi, al Vicerè di Napoli Pedro d'Aragona e al conte Giovanni Federico di Wallenstein, fratello di Alberto, il noto generale della guerra dei trent'anni. Con le generose offerte che gli pervennero da ogni parte potè incominciare i restauri della Chiesa e del Convento. Con le offerte del conte di Wallenstein, il Kircher fece restaurare ed affrescare la Cappella di S. Eustachio sulla rupe e vi fece costruire una scala di accesso, detta la Scala Santa, che rimase immutata fino agli ultimi restauri dell'anno 1947. Ancora oggi presso l'ingresso della Scala Santa si vede una lapide con una iscrizione latina che ricorda la generosità dell'insigne benefattore. Anche l'Imperatrice d'Austria Maria Teresa volle contribuire al restauro del Santuario. Offrì in dono alla Madonna una veste ricamata in argento che in seguito, quando fu rimessa la statua allo stato originale, venne trasformata in pianeta. Athanasius Kircher

Il P. Kircher decise dal 1664 di tenere una festa annuale il 29 settembre, giorno dedicato a S. Michele Arcangelo, con la S. Missione per tre giorni consecutivi e l'affidò ai gesuiti. Al suo invito le popolazioni risposero con entusiasmo e, nonostante che spesso le condizioni atmosferiche non siano in quel mese molto favorevoli ai viaggi in montagna. In quei giorni fino a quindicimila pellegrini si son visti salire l'aspra montagna per far visita alla Madonna. Lo stesso P. Kircher per dimostrare il suo affetto verso la Madonna volle che il suo cuore le riposasse vicino. Alla sua morte avvenuta nell'anno 1680 gli fu estratto il cuore e deposto ai piedi dell'altare maggiore. Un altro insigne Gesuita P. Giuseppe Mazzolari propagò con ardore la devozione alla Vergine della Mentorella. In onore della Madonna prese il nome di Partenio. Come P. Kircher desiderò ed ottenne che il suo cuore riposasse vicino alla Madonna.
La famiglia dei Conti di Poli proprietaria di queste regioni, per tanti secoli favorì e protesse il Santuario. Molti suoi illustri membri ne furono sinceramente devoti. Michelangelo Conti poi Papa col nome di Innocenze XIII, fu Abbate Commendatario della Mentorella e volle ritenere questo titolo anche da Papa. Seguendo l'esempio di P. Kircher dispose che alla sua morte il suo cuore fosse portato alla Mentorella. È ora sepolto in un pilastro che regge la cupola della Chiesa. Nella parete vicina riposano le ossa di due altri devoti Abbati Commendatari: il Cardinale Bernardo Maria Conti, fratello del Pontefice ed il nipote: D. Carlo, Principe Romano Duca di Poli.

Come appare da queste poche notizie l'opera di P. Kircher aveva risvegliato dovunque interesse e venerazione per il venerando Santuario. Fino a quando durerà questa vitalità? Purtroppo col passar degli anni si vide affievolire lentamente. Due fatti sembrano aver principalmente contribuito ad avviare di nuovo alla decadenza la Mentorella: l'assenza di una comunità religiosa ivi residente permanentemente e il mancato aiuto dei Padri Gesuiti in seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù.

L'interno del Santuario
rinnovato dal P. A. Kircher

I PADRI RESURREZIONISTI

A Parigi nel 1836 un Professore polacco Adeodato Jański per venire incontro ai bisogni spirituali di molti suoi connazionali, profughi dalla loro patria oppressa dallo straniero, ideò di raccogliere intorno a sé dei collaboratori. Dopo la sua morte due giovani, Semenenko, Kajsiewicz ed altri educati alla sua scuola ne ereditarono l'idea e l'entusiasmo. Andarono a studiare a Roma, divennero sacerdoti e nell'anno 1842 fondarono una comunità religiosa a cui posero il nome di Congregazione della Risurrezione. Abbazia della Mentorella nel 1857 data da Pio IX ai Padri ResurrezionistiDa alcuni anni lavoravano con ardore in Italia e all'estero, quando vennero a conoscenza del nostro Santuario e del suo abbandono. Si rivolsero a S.S. Pio IX ed ottennero nell'anno 1857 che fosse affidato alle loro cure. La loro attività infuse nuove energie nella vita del Santuario, tanto che Pio IX decise di costruire una strada dalla Fortuna alla Mentorella. Fu fatto il progetto, stanziato il denaro, ma i lavori non furono eseguiti per gli avvenimenti del 1870. I Padri incominciarono i lavori di ingrandimento della casa, di restauro e di abbellimento della Chiesa, profondendovi ingenti somme di danaro. La principessa polacca Giulia Puslowska e il Sacerdote Giovanni Kozmian, che condividevano l'entusiasmo dei Padri Resurrezionisti, offrirono il loro valido aiuto finanziario. Le popolazioni dei dintorni che subito incominciarono a nutrire stima e venerazione per i nuovi Padri, contribuirono come poterono al rifiorire del Santuario. I lavori continuarono per vari anni. Il piazzale fu ingrandito tagliando una parte della rupe che si spingeva fin davanti all'ingresso della Chiesa; fu costruita la Cappella di San Giuseppe a destra del coro: la cancellata di ferro che circondava il ciborio fu spostata ed ampliata; un'elegante balaustra semicircolare ugualmente in ferro fu posta davanti all'altare della Madonna. Il ciborio che anticamente poggiava per terra fu rialzato; fu fatto un nuovo ed artistico altare di marmo bianco. La statua della Madonna fu rimessa allo stato primitivo, togliendole la veste dono dell'imperatrice Maria Teresa, e messa su un nuovo seggio dentro un'elegantissima urna. Sotto la direzione del P. Zbyszewski C.R. venne alzata la cupola; la chiesa fu fornita di organo, ripulita e arricchita di un'altra campana, rimesse a nuovo le pitture del Quattrocento, che al tempo di P. Kircher erano state ricoperte con calcina bianca. Una lapide posta nel primo pilastro a destra ricorda i lavori eseguiti dai PP. Resurrezionisti con il contributo dei loro benefattori, negli anni che precedettero la solenne incoronazione. Da un quarantennio i Padri si prodigano con ardore tra il popolo. P. Oldoini, P. Scipioni, Padre Edoardo Glowacki e P. Valentino Lanciotti sono nomi dei Rettori che ancor oggi si sentono ripetere con familiarità e con ammirazione dagli anziani ed adulti dei dintorni. La Mentorella ormai era ritornata ad essere nota e familiare a tutti; in ogni paese si guardava ad essa come al proprio santuario. Ormai siamo agli inizi del secolo ventesimo. Nel desiderio di incominciare il nuovo secolo con un atto di devozione, sorse un'idea che sembrò essere nata spontaneamente in tutti, tanto corrispondeva pienamente all'aspirazione generale: incoronare la Madonna.

La Mentorella il 29 settembre 1901P. Valentino Lanciotti con instancabile attività preparò gli animi al lieto evento fissato per il giorno 29 settembre 1901. Dalle cronache di quell'anno risulta che in quel giorno il monte della Mentorella, nonostante la difficoltà delle strade, si trasformò in una popolosa cittadina. Salirono lassù pellegrini di dodici Diocesi. La statua della Madonna vi fu portata processionalmente. Presero parte alla processione S.E. Monsignor Monti, Vescovo di Tivoli, S.E. Giuseppe Schirò Arcivescovo di Neo-Cesarea; il Rev.mo P. Smolikowski, Superiore generale dei PP. Resurrezionisti, i Canonici di Tivoli, un gran numero di Sacerdoti e Religiosi; associazioni religiose dei paesi circostanti. Riferisce Mons. Cascioli nelle sue Memorie storiche della Mentorella che quando Monsignor Monti pose sul capo della Vergine la corona d'oro, un'esplosione di entusiasmo indescrivibile traboccò dai cuori commossi di tutti. Gli "evviva Maria" dei presenti, lo sparo dei mortaretti, il suono della banda e lo scampanio festoso delle campane echeggiarono nella valle, comunicarono la commozione dei presenti a quanti dai paesi sottostanti osservavano l'eccezionale manifestazione religiosa. La statua lignea della Madonna Madre delle Grazie (sec. XII-XIII), inconorata solennemente dal Capitolo Vaticano nel 1901.Da più di quindici secoli la Madonna aveva scelto la rupe della Mentorella per suo Santuario. Da quell'altezza, attraverso epoche burrascose aveva guardato e vegliato maternamente sui popoli della regione. Ora i suoi figli con animo grato si stringevano ai suoi piedi e l'acclamavano Regina. Sul luogo dell'incoronazione eressero un monumento ricordo del fausto evento e invito perenne ai posteri a tener accesa la fiaccola della devozione mariana. La Scala Santa costruita da P. Kircher si era ridotta in questi ultimi tempi in misere condizioni. L'instancabile Rettore P. Leone Wojtyniak con molto coraggio decise nel 1947 di dar inizio ai lavori che dovevano quasi rinnovarla. Non è così facile compiere lavori a quell'altezza, dove manca ogni materiale e i trasporti sono difficilissimi. Ciò nonostante si mise all'opera con ardore. Per raccogliere i mezzi necessari non si peritò di andare di paese in paese e di tendere la mano per il Santuario.
Molti paesi come Ciciliano, Pisoniano, S. Vito, Castel Madama e famiglie private, nonostante le difficoltà del dopoguerra, risposero con entusiasmo all'invito e diedero quel che poterono. Non essendo sufficienti gli aiuti raccolti, come era avvenuto altre volte nella storia del Santuario, P. Leone si rivolse all'estero, agli Stati Uniti e al Canada, a coloro che avevano conosciuta la Mentorella. Le generose offerte della stessa Congregazione della Risurrezione permisero di condurre a termine i lavori. I vecchi gradini deteriorati furono sostituiti con dei nuovi di travertino e fu rinnovato l'ingresso. Con gentile e grato pensiero poi volle immortalare i nomi dei benefattori, scolpendoli sui gradini della scalinata. Il 22 agosto del '47 con la partecipazione di S.E. Mons. Della Vedova, Vescovo di Tivoli e di numero straordinario di pellegrini avvenne la solenne inaugurazione. La festa principale della Mentorella dal 1951 si celebra l'ultima domenica d'Agosto.

LA MENTORELLA ESCE DA UN ISOLAMENTO DI SECOLI

Il 1958 segnò l'inizio di un nuovo risveglio per la Mentorella. Alla partenza di P. Leone Wojtyniak per le Missioni, fu chiamato a succedergli il suo connazionale P. Ladislao Kosinski. Il nuovo Rettore vi arrivò con fermo proposito di ravvivare la vita del Santuario che veniva languendo per varie circostanze, tra le quali vanno ricordate la mancanza di una strada carrozzabile, della illuminazione elettrica e dell'acqua che certamente contribuivano a render meno invitante per le generazioni moderne una visita al Santuario. Le trattative con la Società Elettrica Romana e i lavori relativi si protrassero per un anno. Finalmente il 15 Agosto 1959, cioè il giorno della Festa dell'Assunta, il Vescovo di Tivoli, Monsignor Luigi Faveri, potè inaugurare nel Santuario l'impianto elettrico. La realizzazione della strada era una impresa più ardua e costosa. Occorse tenacia e costanza. Fu richiesta la collaborazione di esperti e con l'aiuto di un cantiere scuola, dei contributi statali e con lavoro personale dello stesso Rettore, si riuscì a completare su roccia viva, i quasi 2 Km. di tracciato carrabile che va dal Santuario al bivio di Guadagnolo. L'arrivo della prima macchina nel 1961 fu un avvenimento memorabile. Il tracciato carrabile permise di progettare ampi urgentissimi lavori di restauro nella Chiesa e nel vasto edificio annesso: la Foresteria ed il Convento. Si fecero passi presso quanti potevano avere interesse alla conservazione e al risveglio dell'antichissimo Santuario, nonché monumento storico. Furono interessati il Ministero della P. I., la Sovrintendenza ai Monumenti del Lazio, il Fondo per il Culto, l'Ente per il Turismo di Roma, devoti e amici della Mentorella. Grazie al loro aiuto, si poterono, nel 1962, rinnovare il tetto del Tempio e riattivare gli altri edifici, (intonacare la maggior parte dell'esterno del Convento e pavimentare numerose camere, dare acqua corrente, rifare il recinto ed il cancello ed altre cose). Negli anni successivi, fino al 1967, l'instancabile Rettore, coi nuovi cantieri scuola del Ministero del Lavoro e Prev. Soc. e i contributi del Ministero dei Lavori Pubblici, riuscì a rendere la strada ogni anno più efficiente, più comoda, e, finalmente asfaltata, pronta per la solenne inaugurazione che ebbe luogo il 22 Ottobre 1967. Siccome le origini della Mentorella secondo la tradizione risalgono alla prima metà del secondo secolo, la cerimonia si svolgeva sotto il motto: "1.800 metri di strada dopo 1.800 anni di attesa". Il Cardinale Stefano Wyszyński, Primate della Polonia avrebbe dovuto presiedere alla inaugurazione della strada: "Madre delle Grazie" ma lo sostituì il suo delegato S.E. Mons. Ladislao Rubin, Segretario Gen. del S. Sinodo in corso quell'anno a Roma, Coadiuvato dalle SS. EE. Monsignori Liverzani, ordinario di Frascati, e Adamo Koziowiecki, Arcivescovo di Lusaki (Africa), alla presenza delle Autorità civili, religiose e militari convenute, diede il via alla solenne cerimonia della inaugurazione della strada. Alla cerimonia venne data grande pubblicità grazie alla cortese collaborazione della RAI TV., di numerosi giornalisti rappresentanti di importanti giornali e di Radio Europa Libera. Nell'anno 1969 sono stati eseguiti i vari lavori di restauro che hanno dato al Santuario un aspetto più accogliente. La Chiesa è stata dipinta all'interno e rifatto il pavimento con marmo e travertino, ricambiati quattro finestroni della Cupola, mentre in fondo all'abside è stata messa una vetrata istoriata con le scene che ricordano il Sacrum Poloniae Millenium. Sono stati restaurati pure i muri di sostegno della Scala Santa e il Campanile. Nel 1972 è stato restaurato per l'interessamento della Soprintendenza ai monumenti per il Lazio, l'organo settecentesco. Nello stesso anno sono state fatte tre altre Vetrate per ricambiare le tre finestre nella navata a sinistra. Nell'anno 1973 sono stati eseguiti i seguenti lavori: Cambiamento del tetto sul Tempio, il restauro all'esterno dei muri della Cupola. Prolungamento della rete dell'acqua potabile da Guadagnolo alla Mentorella e la costruzione dei servizi pubblici secondo le esigenze moderne. Infine, l'installazione del telefono per uso pubblico. I lavori già eseguiti e lo zelo del Rettore hanno ravvivato in tutti la speranza che il Santuario, come nei tempi più belli, diverrà di nuovo un centro della devozione Mariana, attirerà la gioventù italiana e quella internazionale ecumenica ed andrà incontro al desiderio del S. Padre Paolo VI: "Vi incoraggiamo paternamente di inserire l'attività organizzata nei vostri Santuari in un piano sempre più vasto e organico di ministero pastorale efficiente e comunitario, nelle odierne condizioni della vita sociale". (Paolo VI - Domus Pacis 1968).

OPERE D'ARTE

Le notizie artistiche sono state desunte quasi letteralmente dalla nota opera di Attilio Rossi "Santa Maria in Vulturella". La facciata della chiesa mostra una grande semplicità architettonica. L'adornano due finestrelle. Nel mezzo, sopra la porta d'ingresso si apre un grande oculo con pilastrini a raggiera sormontati da un archivolto a sesto acuto, impostato sui capitelli di piccole colonne pensili. L'interno non e meno semplice ed austero. E a tre navate, dalla travatura scoperta. La centrale è alquanto più alta e più vasta delle laterali, divise tra loro da grandi archi a sesto acuto, piuttosto schiacciati e larghi, sorretti da grossi pilastri rettangolari. Un grande arco separa la navata di mezzo dal presbiterio. Le navate laterali terminano in due piccole cappelle. Dallo stile e da alcune notizie storiche si può dedurre che fu costruita nel secolo XII. Nel mezzo del presbitero si eleva un elegante ciborio (del 1305), che
posa sopra un altare marmoreo di costruzione moderna, opera dei Padri Resurrezionisti. Quattro esili colonne coronate da capitelli di semplice fattura sorreggono un architrave quadrilatero. Sull'architrave un attico poligonale ad un piano composto di piccole colonne, sorregge la cupola a forma di piramide ettagona, sormontata dalla lanterna e dalla croce, e addobbata con ornamenti cosmateschi. Le affinità che esso presenta sia nella sua forma architettonica, sia nella decorazione musiva con altri cibori delle chiese di Roma e provincia, autorizzano ad attribuirlo alle scuole decorative romane del secolo XIII. Nel ciborio è racchiusa la statua della Vergine, in legno, alquanto più piccola del naturale. È seduta in cattedra nell'atto di sorreggere sul ginocchio sinistro il divino Fanciullo, che la guarda teneramente e le si stringe al collo. A quale epoca rimonta? L'illustre Attilio Rossi facendo un raffronto con gli altri modelli del secolo XII e secolo XIII ritiene che sia un'opera di qualche scuola romana del secolo XII. Nel Presbiterio si conserva un bel pezzo di pavimento cosmatesco. Nel Santuario conservansi alcuni cimeli preziosissimi e rari, quali nessun'altro della Provincia romana ha il vanto di possedere (g. Prof. Cascioli). Si trova nel Santuario della Mentorella una tavola di
quercia, composta di due parti distinte. La superiore è decorata di intagli, l'inferiore di piccoli alveoli. Il bassorilievo della parte superiore si divide in due composizioni. Nell'una è rappresentato l'interno di un tempio, dove si svolge una solenne cerimonia religiosa: innanzi ad un altare di forma cubica, il Pontefice S. Silvestro I compie la cerimonia della consacrazione. Assistono alla sacra funzione un diacono e due accoliti. Nel paliotto dell'altare si legge la data della consacrazione della prima chiesa: MEN. OC. D. XXIII DEDICATIO BEATAE MARIE IN WLTVILLA. Nell'altra parte del Bassorilievo è rappresentata l'apparizione di Gesù fra corna di un bel cervo, a S. Eustachio mentre questi stava qui a caccia. Vi è inciso pure il nome dell'intagliatore: MAGISTER GUILELMUS FECIT OC OPUS. Le due tavole, ora sovrapposte, sembra che facessero parte di un altare. Il lavoro è da ritenersi del secolo XII.

Fanno parte del tesoro artistico del Santuario:
  1. Un frammento metallico dorato ornato nella parte anteriore con eleganti arabeschi e con la serie dei dodici Apostoli e di dodici Profeti; nel retro sono incise 22 figure, che sembrano vescovi ed abati, che fanno corona a S. Gregorio Magno. Attilio Rossi lo ritiene una parte di reliquiario del secolo XII.
  2. Tuttora nel Santuario si conservano le S. Reliquie di circa duecento Santi.
  3. Due oggetti di una rara eleganza artistica della forma di candelieri. La loro forma, lo stile e un'iscrizione con lettere cufiche li fanno ritenere opera araba del secolo XIV.
  4. Una grande croce processionale d'argento, finemente decorata. Verosimilmente è produzione di una scuola d'orificeria abruzzese della prima metà del secolo XV.
  5. Un candelabro di bronzo a sette braccia (sec. XIV) che poggia su una base marmorea ottagonale. È uno dei pochi modelli di tal genere d'ornamento esistenti in Italia.
Il Ven. Santuario della Mentorella dal 1857 è affidato alla custodia ed alle cure religiose dei Padri Resurrezionisti. Invece nel 1864 questi ottennero questo pio luogo in perpetuo dal Papa PIO IX. N.B. - La Mentorella è stata incamerata nel 1870. Il giorno 11 ottobre 1880 veniva indetta un'asta di vendita e, nel 1883, venne ricomprata dalla Congregazione della Risurrezione. Successivamente, dal 19 Maggio 1977, il Santuario passò alle dirette dipendenze della Provincia Polacca della stessa Congregazione. Della stessa data la Provincia Polacca ha eretto il Santuario al grado della casa formata dalla Congregazione e ha destinato la propria comunità religiosa delle persone. Il 15 giugno 2003 si è spento nel Signore P. Jan Mika C.R. la storia del Santuario, testimone della vita e degli eventi importanti del nostro Santuario dal lontano 1933.

PAPA GIOVANNI PAOLO II ALLA MENTORELLA

"Sono venuto a cantare il Magnificat".
La prima uscita da Roma di Giovanni Paolo II è stata un pellegrinaggio. Il Papa si è recato proprio al Santuario della Mentorella, dove già altre volte, affascinato dalla bellezza del luogo, era salito a piedi per raccogliersi in preghiera.
"In occasione dei miei soggiorni a Roma, ho spesso visitato il Santuario della Madonna della Mentorella... Leggiamo nel Vangelo di S. Luca che Maria, dopo l'annunciazione si recò tra le montagne per visitare la sua parente Elisabetta. Arrivata ad Ain-Karin, mise tutta la sua anima nelle parole del cantico, che la Chiesa ricorda ogni giorno nei Vespri: "L'anima mia magnifica il Signore". Ho desiderato di venire qui, tra queste montagne per cantare dietro le orme di Maria il "Magnificat...". Questo luogo mi ha aiutato molto a pregare. E perciò anche oggi ho desiderato venire qui. La preghiera, che in vari modi esprime il rapporto dell'uomo col Dio vivo, è anche il primo compito e quasi il primo annuncio del Papa".
Per salutare il Santo Padre alla Mentorella, 29 ottobre 1978 sono pervenute circa 20 mila persone dove la maggioranza erano la gioventù e gli scout.

Dopo la sua visita ufficiale il Papa Giovanni Paolo II tornava spesso, nei momenti particolari, quando sentiva forte il bisogno di preghiera e della riflessione tra le montagne e davanti alla Sua Madre delle Grazie della Mentorella. Il giorno 2 aprile 2005 rimarrà sempre per noi il giorno di grande perdita, ma anche il giorno quando il Signore Risorto ci ha donato un altro intercessore che “… ci benedice dall’altra finestra”. Grazie Santo Padre.

Dopo il funerale del Servo di Dio Giovanni Paolo II si sono intensificati pellegrinaggi da diverse parti del mondo che uniscono nello stesso programma la visita alla tomba nelle grotte vaticane e il pellegrinaggio al Santuario della Mentorella come luogo delle numerose visite di Giovanni Paolo II, per trovare la pace e il clima di preghiera tra le montagne e nella cappella davanti la Madre delle Grazie della Mentorella.

Il 29 ottobre del 2005, seguendo le orme di Giovanni Paolo II, è venuto al santuario il papa Benedetto XVI. Ha celebrato la santa messa, fatto la visita al santuario e la preghiera mariana guidata da Lui e dopo la preghiera una bella passeggiata sul Monte Cerella condividendo dopo un momento di agape con la comunità della Mentorella. L’1 settembre 2006 tornando da Manoppello il suo elicottero si è abbassato per salutare e benedire i pellegrini nella piazza dall’alto.



Anche oggi il nostro Santuario per essere sempre una attiva antenna trasmittente della Buona Novella di salvezza da la possibilità ai fedeli, pellegrini e turisti di avere le sale e le camere per i ritiri spirituali e riposo fisico. Dopo la visita del Papa al Santuario della Mentorella si è intensificato il movimento dei pellegrini che venivano e vengono qua da tutto il mondo "dietro le orme di Maria per cantare il "Magnificat". Diversi gruppi vengono per passare la giornata in preghiera e meditazione approfittando dell'aria buona e del silenzio che aiuta a stare tra le braccia della Madre e ricaricarsi per affrontare la vita, tornando a casa pieni di pace e della Grazia di Dio. Sono stati realizzati diversi restauri della chiesa e della struttura del convento con i servizi nuovi per meglio servire i pellegrini.
Il Santuario è stato, durante il Grande Giubileo del 2000, la mèta dei diversi pellegrinaggi giubilari delle parrocchie, vari gruppi religiosi e laici, le associazioni di vario genere. Il tempo del Grande Giubileo è stato, come 100 anni fa, di aiuto nella preparazione del Centenario dell'Incoronazione della statua della Madonna delle Grazie della Mentorella.