![]() NOTIZIE LEGGENDARIE E STORICHE RINASCITA DELLA MENTORELLA I PADRI RESURREZIONISTI LA MENTORELLA ESCE DA UN ISOLAMENTO DI SECOLI OPERE D'ARTE PAPA GIOVANNI PAOLO II ALLA MENTORELLA VERSO LA MENTORELLAA circa 55 chilometri da Roma, tra Palestrina e Tivoli, si stendono i monti Prenestini. Nel versante orientale su una rupe che cade quasi a picco sulla valle del Giovenzano, sorge come un castello rinchiuso tra aspre rupi, il Santuario della Mentorella. Il visitatore che viene dalla valle d'Empoli, lo vede apparire per la prima volta appena giunto al Passo della Fortuna. Lo vede lontano, in alto alla sua destra. La costa del monte appare ripida e selvaggia, cosparsa di poveri cespugli da cui sporge qua e là la nuda roccia. Dopo una serie di balze, nella più alta e più sporgente, si vede, come incassato nella rupe, un edificio a cui fanno corona delle piante: olmi, pini e cipressi, che si stagliano nel cielo azzurro e rendono la vista meno triste, anzi piacevole. Il visitatore, che viene dai paesi che popolano la pittoresca regione che si stende dai Prenestini ai Simbruini, già da lontano vede un panorama imponente: è tutta la catena dei Prenestini. Vede dominare su tutto la vetta del monte Guadagnolo, il punto più alto abitato del Lazio: Milleduecentodiciotto metri sul mare. Sulle misere casupole si erge maestosa la gigantesca mole del Monumento al Redentore, eretto alla fine del secolo scorso dall'Immortale Leone XIII. Man mano che si avvicina vede sempre più ingigantirsi la rupe su cui poggia il Santuario. Su, in alto, al vertice del cono, intravvede una parte del Santuario. Il visitatore che viene da Palestrina e Capranica Prenestina o da Poli, non ha il piacere di fare una scalata alpina, ma in compenso giunto a pie del Monte Guadagnolo vede aprirsi ai suoi occhi uno scenario incantevole, ricco di memorie storiche di ogni tempo. Ad ovest, una distesa di edifici: è la capitale d'Italia e del Mondo Cattolico; e, più in fondo, Ostia ed il Mar Tirreno. Più vicino, alla sua destra, si innalzano i Monti Tiburtini con ai piedi Tivoli. Se si volge a sud, il suo sguardo si posa sui colli Albani, ricoperti di un verde mantello, tempestato di punti bianchi dei casolari; quindi sui monti Lepini e nell'ubertosa valle del Sacco. Più in là ancora, vede perdersi tra la foschia, Segni, Anagni, Colleferro, ecc. Ad est, gli si para dinnanzi il gigantesco Scalambra, poi i Simbruini. Ma la sua attenzione è attirata da un abitato più esteso e da edifici imponenti: è Subiaco, il Sacro Speco e Santa Scolastica che riempiono con la loro storia, non soltanto la regione circostante, ma tutto il mondo. Se poi porta con sé un binocolo, allora è un mondo più vasto e vario che si rivela ai suoi occhi: paesi nelle valli, paesi abbarbicati tenacemente sulle ripide pendici dei monti; paesi appollaiati sulle vette più alte ed impervie; strade che si intersecano e congiungono come fili d'argento una trentina di paesi che sembrano far corona intorno al Santuario della Madonna. La notte poi, da quell'altezza si gode uno spettacolo suggestivo: mentre regna su tutto un silenzio solenne, e una oscurità profonda, tutti i paesi si animano di punti luminosi che sembrano tante costellazioni cadute sulla terra. Il pellegrino che si avanza estatico tra queste bellezze e grandezze naturali, ne subisce una benefica influenza: pensieri alti e solenni occupano la sua mente e preparano il suo cuore all'incontro con la Madre di Dio. Chi vi giunge nei giorni feriali, quando non vi sono pellegrinaggi, trova il breve piazzale che si stende davanti alla chiesa, immerso in una pace eremitica. Quando entra, vede un'ampia chiesa a tré navate, con un bell'altare in marmo ed un baldacchino artistico. La pace poi e la penombra diffusa dappertutto, rotta soltanto dalla luce che piove dall'alto della cupola per illuminare la statua della Vergine, invitano al raccoglimento ed a pensieri devoti. Il visitatore si trova solo a solo in un mondo insospettato, in un'atmosfera di pace, alla presenza di Gesù Eucaristico e della Vergine della Mentorella - Madre delle Grazie.NOTIZIE LEGGENDARIE E STORICHE![]() ![]() Invece una leggenda antichissima fa risalire l'origine del nostro Santuario al primo imperatore cristiano. Costantino mosso dalla fama della conversione miracolosa di S. Eustachio visitò questi monti, vi fece costruire un tempio (di cui si possono ammirare due colonne), che venne consacrato da papa S. Silvestro. Pure una tradizione che non contraddice la storia, si riferisce al Patriarca dei Monaci d'Occidente. S. Benedetto di Norcia lasciata la vita mondana di Roma, volle cercare un rifugio per menare qui la vita eremitica. Passò per questi monti e, scoperta presso la chiesetta una grotta naturale nello scoglio, la trovò conforme ai suoi desideri. Vi si fermò per circa due anni. Quindi si trasferì ai piedi dei monti Simbruini, dove ora sorge lo storico Convento del Sacro Speco. Le origini del nostro Santuario appaiono così avvolte in una fitta nebbia di leggende e tradizioni, ma è certo che già ai primi secoli del Medio Evo su questi monti dovette sorgere una chiesa dedicata alla Madonna e affidata ai monaci Benedettini. Anche le origini del nome di Mentorella sono ugualmente ignote. La spiegazione più verosimile a Mons. Cascioli sembrò la seguente: Durante l'invasione dei Goti, un conte del re Totila, di nome Wult, andò a far visita a S. Benedetto nel Monastero di Montecassino. Edificato dalla santità del Patriarca, si convertì al cattolicesimo. Quindi si ritirò con i suoi compagni a menar vita eremitica sui nostri monti, cari per il ricordo della permanenza di S. Benedetto. Vi costruì una villa, che da lui fu chiamata Wultvilla. Di qui prese il secondo nome Wulturella, trasformatosi poi in Mentorella. L'illustre Attilio Rossi invece fa derivare Mentorella dal nome originario del monte Vulturella (vultur - avvoltoio: monte degli avvoltoi), o piuttosto "dal vicino Monte Morella". Le prime notizie che sembrano avere un valore storico, risalgono al secolo sesto. È storicamente certo che i territori dei dintorni in questo secolo erano proprietà della potente famiglia romana degli Anici, a cui appartenevano S. Benedetto e S. Gregorio Magno. La madre di S. Gregorio, S. Silvia e lo stesso S. Gregorio arricchirono i conventi dei Monaci Benedettini di grandi donazioni. In un documento, non da tutti ritenuto autentico, si elencano i territori che S. Gregorio nell'anno 594 donava ai Monaci di Subiaco. In esso si parla anche di un territorio detto Wulturella, in cui vi è la Chiesa di S. Maria. Soltanto nell'anno 984 appare un documento chiaro e indiscutibile, accettato sia da Mons. Cascioli sia dall'illustre Prof. Attilio Rossi, che della Mentorella scrissero ampiamente e con competenza. Una nobildonna romana, certa Rosa, proprietaria di questi monti, dà in dono ai monaci benedettini di S. Andrea e S. Gregorio, nel clivo di Scauro in Roma, il monte detto Wulturella in cui vi è la Chiesa di S. Maria. Da quest'anno è certo che il Santuario passò alle dipendenze dei Benedettini Romani, che lo tennero fino verso la fine del secolo XIV. Fu il periodo aureo della Abbazia della Mentorella, perché sono di questo tempo i lavori più importanti ed i suoi ornamenti. Ma anche in questo periodo il Santuario andò soggetto a momenti di splendore e di abbandono. Difatti si conserva una lettera del Vescovo di Tivoli, Claro, della prima metà del secolo XIII, in cui egli preoccupato delle condizioni pietose dell'antichissimo Santuario, rivolge ai fedeli della sua Diocesi un caldo ed accorato appello perché con il loro obolo contribuiscano al mantenimento di un luogo venerato per tante memorie religiose. La parola e l'interessamento del Vescovo dovettero riuscire efficaci, perché molti lavori furono eseguiti negli anni seguenti. La fama della Mentorella non rimase soltanto nei confini della Diocesi Tiburtina, ma si diffuse anche altrove. Sembra infatti che sia stata visitata da S. Francesco e dal suo compagno il Beato Egidio. Nella prima metà del secolo XIII, un'illustre Vergine romana, la Beata Margherita Colonna (1227-1284) nutre una devozione speciale per la Madonna della Mentorella. Volendo imitare la vita eremitica di S. Chiara, pensò di ritirarsi con le sue compagne presso la Chiesa della Mentorella con la speranza di costruirvi un Convento. Lì visse per alcun tempo, ma l'opposizione sempre più forte dei Conti di Poli, forse sospettosi nel vedere una dei Colonna nel loro feudo, la costrinse a lasciare il suo ritiro ed a portarsi a Castel S. Pietro, proprietà della sua famiglia, dove morì nell'anno 1284. Dovettero seguire anni di rifiorimento e poi l'abbandono da parte dei Benedettini, in una data ignota. Forse nel secolo XIV o ai primi del secolo XV. Difatti vi è una disposizione con cui il Papa Innocenzo VIII, verso la fine del secolo XV, consegna i benefici della Mentorella al Vescovo di Massa, senza fare alcuna menzione dei Benedettini. Quali furono le cause che indussero i monaci ad abbandonare il Santuario? Forse le continue discordie e guerre dei signori del luogo, o saraceni. Con la loro partenza la Mentorella nonostante l'interessamento dei Vescovi di Tivoli e della Chiesa Romana, è condannata ad avviarsi lentamente alla rovina. Da quel tempo fino all'anno 1857, cioè all'arrivo dei Padri Resurrezionisti la Mentorella fu affidata ad ecclesiastici secolari col titolo di Abbati Commendatari, i quali provvidero al servizio religioso nei giorni festivi incaricando sacerdoti delle vicinanze. Molti, anzi la maggior parte degli Abbati Commendatari appartenevano alla famiglia dei Conti di Poli. L'ultimo Abbate fu Mons. Giuseppe Aggarbati, Vescovo di Sinigallia, morto nel 1880. La Mentorella nel 1870, incamerata dallo Stato Italiano è stata ricomprata dai Padri Resurrezionisti per L. 8.500. RINASCITA DELLA MENTORELLA![]() ![]() La famiglia dei Conti di Poli proprietaria di queste regioni, per tanti secoli favorì e protesse il Santuario. Molti suoi illustri membri ne furono sinceramente devoti. Michelangelo Conti poi Papa col nome di Innocenze XIII, fu Abbate Commendatario della Mentorella e volle ritenere questo titolo anche da Papa. Seguendo l'esempio di P. Kircher dispose che alla sua morte il suo cuore fosse portato alla Mentorella. È ora sepolto in un pilastro che regge la cupola della Chiesa. Nella parete vicina riposano le ossa di due altri devoti Abbati Commendatari: il Cardinale Bernardo Maria Conti, fratello del Pontefice ed il nipote: D. Carlo, Principe Romano Duca di Poli. ![]() Come appare da queste poche notizie l'opera di P. Kircher aveva risvegliato dovunque interesse e venerazione per il venerando Santuario. Fino a quando durerà questa vitalità? Purtroppo col passar degli anni si vide affievolire lentamente. Due fatti sembrano aver principalmente contribuito ad avviare di nuovo alla decadenza la Mentorella: l'assenza di una comunità religiosa ivi residente permanentemente e il mancato aiuto dei Padri Gesuiti in seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù. L'interno del Santuario rinnovato dal P. A. Kircher I PADRI RESURREZIONISTI![]() ![]() ![]() LA MENTORELLA ESCE DA UN ISOLAMENTO DI SECOLIIl 1958 segnò l'inizio di un nuovo risveglio per la Mentorella. Alla partenza di P. Leone Wojtyniak per le Missioni, fu chiamato a succedergli il suo connazionale P. Ladislao Kosinski. Il nuovo Rettore vi arrivò con fermo proposito di ravvivare la vita del Santuario che veniva languendo per varie circostanze, tra le quali vanno ricordate la mancanza di una strada carrozzabile, della illuminazione elettrica e dell'acqua che certamente contribuivano a render meno invitante per le generazioni moderne una visita al Santuario. Le trattative con la Società Elettrica Romana e i lavori relativi si protrassero per un anno. Finalmente il 15 Agosto 1959, cioè il giorno della Festa dell'Assunta, il Vescovo di Tivoli, Monsignor Luigi Faveri, potè inaugurare nel Santuario l'impianto elettrico. La realizzazione della strada era una impresa più ardua e costosa. Occorse tenacia e costanza. Fu richiesta la collaborazione di esperti e con l'aiuto di un cantiere scuola, dei contributi statali e con lavoro personale dello stesso Rettore, si riuscì a completare su roccia viva, i quasi 2 Km. di tracciato carrabile che va dal Santuario al bivio di Guadagnolo. L'arrivo della prima macchina nel 1961 fu un avvenimento memorabile. Il tracciato carrabile permise di progettare ampi urgentissimi lavori di restauro nella Chiesa e nel vasto edificio annesso: la Foresteria ed il Convento. Si fecero passi presso quanti potevano avere interesse alla conservazione e al risveglio dell'antichissimo Santuario, nonché monumento storico. Furono interessati il Ministero della P. I., la Sovrintendenza ai Monumenti del Lazio, il Fondo per il Culto, l'Ente per il Turismo di Roma, devoti e amici della Mentorella. Grazie al loro aiuto, si poterono, nel 1962, rinnovare il tetto del Tempio e riattivare gli altri edifici, (intonacare la maggior parte dell'esterno del Convento e pavimentare numerose camere, dare acqua corrente, rifare il recinto ed il cancello ed altre cose). Negli anni successivi, fino al 1967, l'instancabile Rettore, coi nuovi cantieri scuola del Ministero del Lavoro e Prev. Soc. e i contributi del Ministero dei Lavori Pubblici, riuscì a rendere la strada ogni anno più efficiente, più comoda, e, finalmente asfaltata, pronta per la solenne inaugurazione che ebbe luogo il 22 Ottobre 1967. Siccome le origini della Mentorella secondo la tradizione risalgono alla prima metà del secondo secolo, la cerimonia si svolgeva sotto il motto: "1.800 metri di strada dopo 1.800 anni di attesa". Il Cardinale Stefano Wyszyński, Primate della Polonia avrebbe dovuto presiedere alla inaugurazione della strada: "Madre delle Grazie" ma lo sostituì il suo delegato S.E. Mons. Ladislao Rubin, Segretario Gen. del S. Sinodo in corso quell'anno a Roma, Coadiuvato dalle SS. EE. Monsignori Liverzani, ordinario di Frascati, e Adamo Koziowiecki, Arcivescovo di Lusaki (Africa), alla presenza delle Autorità civili, religiose e militari convenute, diede il via alla solenne cerimonia della inaugurazione della strada. Alla cerimonia venne data grande pubblicità grazie alla cortese collaborazione della RAI TV., di numerosi giornalisti rappresentanti di importanti giornali e di Radio Europa Libera. Nell'anno 1969 sono stati eseguiti i vari lavori di restauro che hanno dato al Santuario un aspetto più accogliente. La Chiesa è stata dipinta all'interno e rifatto il pavimento con marmo e travertino, ricambiati quattro finestroni della Cupola, mentre in fondo all'abside è stata messa una vetrata istoriata con le scene che ricordano il Sacrum Poloniae Millenium. Sono stati restaurati pure i muri di sostegno della Scala Santa e il Campanile. Nel 1972 è stato restaurato per l'interessamento della Soprintendenza ai monumenti per il Lazio, l'organo settecentesco. Nello stesso anno sono state fatte tre altre Vetrate per ricambiare le tre finestre nella navata a sinistra. Nell'anno 1973 sono stati eseguiti i seguenti lavori: Cambiamento del tetto sul Tempio, il restauro all'esterno dei muri della Cupola. Prolungamento della rete dell'acqua potabile da Guadagnolo alla Mentorella e la costruzione dei servizi pubblici secondo le esigenze moderne. Infine, l'installazione del telefono per uso pubblico. I lavori già eseguiti e lo zelo del Rettore hanno ravvivato in tutti la speranza che il Santuario, come nei tempi più belli, diverrà di nuovo un centro della devozione Mariana, attirerà la gioventù italiana e quella internazionale ecumenica ed andrà incontro al desiderio del S. Padre Paolo VI: "Vi incoraggiamo paternamente di inserire l'attività organizzata nei vostri Santuari in un piano sempre più vasto e organico di ministero pastorale efficiente e comunitario, nelle odierne condizioni della vita sociale". (Paolo VI - Domus Pacis 1968).OPERE D'ARTE![]() ![]() ![]() Fanno parte del tesoro artistico del Santuario:
![]() PAPA GIOVANNI PAOLO II ALLA MENTORELLA"Sono venuto a cantare il Magnificat".La prima uscita da Roma di Giovanni Paolo II è stata un pellegrinaggio. Il Papa si è recato proprio al Santuario della Mentorella, dove già altre volte, affascinato dalla bellezza del luogo, era salito a piedi per raccogliersi in preghiera. "In occasione dei miei soggiorni a Roma, ho spesso visitato il Santuario della Madonna della Mentorella... Leggiamo nel Vangelo di S. Luca che Maria, dopo l'annunciazione si recò tra le montagne per visitare la sua parente Elisabetta. Arrivata ad Ain-Karin, mise tutta la sua anima nelle parole del cantico, che la Chiesa ricorda ogni giorno nei Vespri: "L'anima mia magnifica il Signore". Ho desiderato di venire qui, tra queste montagne per cantare dietro le orme di Maria il "Magnificat...". Questo luogo mi ha aiutato molto a pregare. E perciò anche oggi ho desiderato venire qui. La preghiera, che in vari modi esprime il rapporto dell'uomo col Dio vivo, è anche il primo compito e quasi il primo annuncio del Papa". Per salutare il Santo Padre alla Mentorella, 29 ottobre 1978 sono pervenute circa 20 mila persone dove la maggioranza erano la gioventù e gli scout. Dopo la sua visita ufficiale il Papa Giovanni Paolo II tornava spesso, nei momenti particolari, quando sentiva forte il bisogno di preghiera e della riflessione tra le montagne e davanti alla Sua Madre delle Grazie della Mentorella. Il giorno 2 aprile 2005 rimarrà sempre per noi il giorno di grande perdita, ma anche il giorno quando il Signore Risorto ci ha donato un altro intercessore che “… ci benedice dall’altra finestra”. Grazie Santo Padre. Dopo il funerale del Servo di Dio Giovanni Paolo II si sono intensificati pellegrinaggi da diverse parti del mondo che uniscono nello stesso programma la visita alla tomba nelle grotte vaticane e il pellegrinaggio al Santuario della Mentorella come luogo delle numerose visite di Giovanni Paolo II, per trovare la pace e il clima di preghiera tra le montagne e nella cappella davanti la Madre delle Grazie della Mentorella. Il 29 ottobre del 2005, seguendo le orme di Giovanni Paolo II, è venuto al santuario il papa Benedetto XVI. Ha celebrato la santa messa, fatto la visita al santuario e la preghiera mariana guidata da Lui e dopo la preghiera una bella passeggiata sul Monte Cerella condividendo dopo un momento di agape con la comunità della Mentorella. L’1 settembre 2006 tornando da Manoppello il suo elicottero si è abbassato per salutare e benedire i pellegrini nella piazza dall’alto. Anche oggi il nostro Santuario per essere sempre una attiva antenna trasmittente della Buona Novella di salvezza da la possibilità ai fedeli, pellegrini e turisti di avere le sale e le camere per i ritiri spirituali e riposo fisico. Dopo la visita del Papa al Santuario della Mentorella si è intensificato il movimento dei pellegrini che venivano e vengono qua da tutto il mondo "dietro le orme di Maria per cantare il "Magnificat". Diversi gruppi vengono per passare la giornata in preghiera e meditazione approfittando dell'aria buona e del silenzio che aiuta a stare tra le braccia della Madre e ricaricarsi per affrontare la vita, tornando a casa pieni di pace e della Grazia di Dio. Sono stati realizzati diversi restauri della chiesa e della struttura del convento con i servizi nuovi per meglio servire i pellegrini. Il Santuario è stato, durante il Grande Giubileo del 2000, la mèta dei diversi pellegrinaggi giubilari delle parrocchie, vari gruppi religiosi e laici, le associazioni di vario genere. Il tempo del Grande Giubileo è stato, come 100 anni fa, di aiuto nella preparazione del Centenario dell'Incoronazione della statua della Madonna delle Grazie della Mentorella. |















